WOLF’S EYES – Sinossi Opera


Wolf And Moon

Wolf’s Eyes è, decisamente, un
romanzo ambizioso che si propone di trattare diverse tematiche che spaziano
dall’intrattenimento alla filosofia e alla religione. Partendo da un puro ed
esemplare lavoro di ricerche tematiche, all’interno di leggende nordiche aventi
il lupo come protagonista, si dà vita ad un personaggio “diverso”, strano,
dotato di caratteristiche “non nuove”. Il tutto sviluppando e descrivendolo in
maniera assai originale tanto da conferire una ventata d’aria fresca ad un
protagonista che, in tal modo, risulta essere assolutamente non stereotipato.

Stray, il nome del protagonista, sarà collocato
all’interno di un contesto contemporaneo ben preciso. L’originalità consiste
proprio nel conferire, a questi, una serie di capacità fisiche ed
intellettuali, attribuendogli gusti a dir poco strambi che contribuiscono a
donare quel toccasana di “humor” in più al romanzo. In questo modo ci si
ritroverà di fronte ad un simpatico e strambo karateka-metallaro, dal quoziente
intellettivo al di sopra della media dei comuni esseri umani (pur non essendo
neppure diplomato) e che giocherà anche con le sue contraddizioni:
intellettualmente curioso fino allo spasmo e colto da un lato, disordinato e
stralunato dall’altro. Una combinazione unica che darà vita ad un personaggio,
decisamente, singolare e, per certi versi, molto affascinante.

Ma si va oltre. Poiché, Wolf’s Eyes
non è un puro e “semplice” romanzo “fantasy”, poiché trattasi, effettivamente,
di un’opera innovativa. E lo è, in quanto si discosta da tutto ciò che il
fantasy ci ha proposto in questi anni, dai suoi personaggi oramai inflazionati
nel loro scontato eroismo e, magari, dotati di poteri sovrannaturali. Tutto
ciò, soprattutto, anche grazie all’ironia e al senso dell’umorismo ben
disseminati lungo l’intero svolgimento della vicenda. Una vicenda che racchiude
non una singola storia, ma che si intreccia, a sua volta, con più sottotrame e
misteri che, man mano, affiorianno all’interno di una collocazione
spazio-temporale differente, pur rimanendo saldi al contesto e all’intera
tematica.

E, se nelle vicissitudini di Stray risiede la parte
di intrattenimento del romanzo, nella trattazione delle tematiche filosofiche e
religiose ne risiede quella più impegnata dell’opera, in quanto vi si espongono
concetti importanti, appartenenti alla filosofia orientale e, più precisamente,
all’intera cultura del Taoismo e alla sua in Cosmologia.  Si avanzano, inoltre, riflessioni su temi
“spinosi” , quali, ad esempio, l’interesse da parte di una persona per due
diverse religioni apparentemente inconciliabili tra loro (quella Cristiana e
quella Taoista) o, ancora, si avanzano ipotesi sull’origine dell’universo e su
di una sua ipotetica fine. E, proprio riguardo a ciò, basterebbe citare uno,
tra gli innumerevoli spunti di riflessione, che, all’interno, vi si possono
trovare:  «
In
verità, gli esseri più piccoli dell’universo siamo proprio noi, gli uomini.
Quando pensiamo ai miracoli, noi uomini ci immaginiamo chissà quali grandi
prodigi senza neppure renderci conto che il più grande prodigio avviene tutte
le mattine ogni qualvolta, aprendo gli occhi, veniamo scaldati dalla luce del sole
e respiriamo la fresca brezza della giornata. Non è forse questo il più grande,
seppur invisibile, prodigio che Dio possa regalarci ogni giorno, costantemente
e instancabilmente?
», o, ancora «…. solo
in quel momento entrambe compresero. Compresero che più
ci si sofferma a osservare una cosa da vicino, tanto più essa sbiadisce così come avviene
con gli oggetti
che se osservati da lontano, pur essendo forse irraggiungibili,
appaiono comunque bellissimi e meravigliosi. In quel
momento, si chiesero se in realtà appartenessero a ogni cosa in ogni momento e in ogni istante della propria
vita. Questo poiché le cose che
possiamo vedere, toccare e annusare non durano che un tempo, breve o lungo qualunque esso sia, mentre la vera essenza
delle cose che noi amiamo e apprezziamo
è proprio racchiusa in queste stesse piccole cose che all’occhio umano paiono
invisibili, anche se gli vengono poste accanto.
Inoltre, sono proprio quelle invisibili
le cose più belle tra tutte, perché spesso sono ciò che dura in eterno
».
Ancora, si colloca Stray all’interno di un’epica lotta tra il bene e il male
che ricalca la medesima guerra avvenuta tra gli angeli ribelli di Lucifero e
quelli dell’Arcangelo Michele. Ulteriore spunto, quest’ultimo di riflessioni
sullo scontro tra bene e male, presenti nel mondo ma in vesti diverse. Così
come “bene” e “male” da intendere non solo nella loro mera accezione morale ma
individuabili anche come dicotomia tra amore e odio.
Viene affrontato il tema del concetto di “apparenza” dello “straniero in terra straniera”, dovendosi
farsi accettare per quel che egli è, superando pregiudizi e luoghi comuni i
quali, all’interno del romanzo, saranno completamente rovesciati. Romanzo che
non smetterà di regalarci un’infinità di colpi di scena.

Stile e linguaggio narrativo sono anch’essi
originali. Rimanendo ben connessi alla totalità dell’opera, al suo ritmo
necessario ad un racconto avventuroso ed epico, alcuni dialoghi tra Stray e
altri personaggi, specie femminili, assumeranno le vesti di monologhi, senza
snaturare l’opera stessa ma al fine ultimo e necessario per la comprensione di
narrazioni ed antefatti e per la spiegazione di concetti funzionali dell’opera
tutta.

Inoltre, altro elemento di originalità, consiste
nell’intitolare ogni capitolo “prendendo in prestito” un’omonima canzone,
spaziando dal rock al metal. Scelta, quest’ultima, che personalizza
ulteriormente l’autore.

Infine, Wolf’s Eyes,
non termina in maniera definitiva, in quanto il finale resta aperto ad un
sequel che porterà ulteriori colpi di scena, da un lato, e chiarirà molti altri
misteri, dall’altro.

È la
fine dell’esistenza e del mondo intero? O solo l’inizio di una nuova era che
verrà?

Tutto questo è racchiuso tra le pagine di Wolf’s
Eyes
.

WOLF’S EYES – La Recensione


wolf's eyes moon

PRESENTAZIONE OPERA “WOLF’S EYES”

DI ANTONIO MOLITERNI

 

Wolf’s Eyes è un romanzo ambizioso che si propone di trattare svariate tematiche che vanno dall’intrattenimento alla filosofia e religione. Anzi: partendo da un lavoro di ricerca all’interno di leggende nordiche aventi il lupo per protagonista, si dà vita a un personaggio dotato di caratteristiche non nuove, ma sviluppate e descritte in maniera originale tanto da conferire una ventata di aria fresca a un protagonista che in tal modo non risulta stereotipato.

L’originalità consiste nel collocare il personaggio principale, Stray, in un contesto contemporaneo ben preciso, ma non l’unico, e di attribuirgli dei gusti e delle proprietà intellettuali al di sopra della media dei comuni esseri umani. In questo modo, si dà vita a un simpatico karateka-metallaro, ma si gioca anche con le sue contraddizioni: intellettualmente curioso e colto da un lato, disordinato e stralunato dall’altro. Combinazioni che danno vita a un personaggio singolare e affascinante.

L’autore stesso parla di un’opera innovativa, e lo è, in quanto si discosta da personaggi ormai inflazionati nel loro eroismo scontato e nei loro poteri sovrannaturali sfruttati. Tutto ciò grazie all’ironia e a un senso dell’umorismo ben disseminati lungo l’intero svolgimento della vicenda.

Se nelle vicissitudini avventurose di Stray risiede la parte di intrattenimento del romanzo, nel trattare tematiche filosofiche e religiose risiede invece la parte più impegnata dell’opera, in quanto si espongono concetti importanti che appartengono alla filosofia taoista e, in generale, a quella orientale. Inoltre, si avanzano riflessioni su temi anche spinosi quali l’interesse di una persona verso due religioni apparentemente inconciliabili tra loro – come quella cristiana e quella taoista –, così come si cerca di avanzare ipotesi sull’origine dell’universo. Riguardo a ciò, basti citare un punto preciso per rendersi conto delle riflessioni che vi si possono trovare: In verità, gli esseri più piccoli dell’universo siamo proprio noi, gli uomini. Quando pensiamo ai miracoli, noi uomini ci immaginiamo chissà quali grandi prodigi senza neppure renderci conto che il più grande prodigio avviene tutte le mattine ogni qualvolta, aprendo gli occhi, veniamo scaldati dalla luce del sole e respiriamo la fresca brezza della giornata. Non è forse questo il più grande, seppur invisibile, prodigio che Dio possa regalarci ogni giorno, costantemente e instancabilmente?

Ma si fa anche di più: si colloca Stray all’interno di un’epica lotta tra il bene e il male che ricalca quella avvenuta tra gli angeli ribelli di Lucifero e quelli dell’arcangelo Michele, spunto di ulteriori riflessioni sullo scontro del bene e del male presenti nel mondo in altre vesti. “Bene” e “male” da intendere non solo in accezione morale, ma anche come dicotomia tra amore e odio.

Allo stesso modo, viene dato spazio anche al concetto di “apparenza”, legato allo straniero che deve farsi accettare dagli altri superando i loro pregiudizi e, in questo romanzo, molti luoghi comuni vengono rovesciati e molti colpi di scena vengono regalati.

Il linguaggio e lo stile del romanzo sono anch’essi originali. Rispettando, nella totalità dell’opera, il ritmo necessario a un racconto avventuroso ed epico, alcuni dialoghi tra Stray e gli altri personaggi, specie femminili, assumono invece la veste del monologo, comunque altrettanto necessario per la narrazione di antefatti e per la spiegazione di concetti funzionali all’opera stessa.

Inoltre, ogni capitolo è intitolato prendendo in prestito un’omonima canzone di tipo metal e hard rock, scelta che personalizza ulteriormente lo stile dell’autore.

Infine la vicenda non termina in maniera definitiva, in quanto il finale resta aperto e un sequel porterà nuovi colpi di scena, da un lato, e chiarirà dei misteri, dall’altro.

Dott.ssa Tiziana Cappellini