WOLF’S EYES – LA NUOVA COPERTINA!


Vi presento la nuova copertina di "wolf's Eyes"!

 

A Voi tutti presento la Nuova Copertina di “Wolf’s Eyes“, alla quale seguiranno manifesti, locandine e inviti alle presentazioni nei vari salotti e associazioni culturali. Rimanete sintonizzati su queste frequenze gente! Alla prossima!

Antonio Moliterni

WOLF’S EYES – Sinossi Opera


Wolf And Moon

Wolf’s Eyes è, decisamente, un
romanzo ambizioso che si propone di trattare diverse tematiche che spaziano
dall’intrattenimento alla filosofia e alla religione. Partendo da un puro ed
esemplare lavoro di ricerche tematiche, all’interno di leggende nordiche aventi
il lupo come protagonista, si dà vita ad un personaggio “diverso”, strano,
dotato di caratteristiche “non nuove”. Il tutto sviluppando e descrivendolo in
maniera assai originale tanto da conferire una ventata d’aria fresca ad un
protagonista che, in tal modo, risulta essere assolutamente non stereotipato.

Stray, il nome del protagonista, sarà collocato
all’interno di un contesto contemporaneo ben preciso. L’originalità consiste
proprio nel conferire, a questi, una serie di capacità fisiche ed
intellettuali, attribuendogli gusti a dir poco strambi che contribuiscono a
donare quel toccasana di “humor” in più al romanzo. In questo modo ci si
ritroverà di fronte ad un simpatico e strambo karateka-metallaro, dal quoziente
intellettivo al di sopra della media dei comuni esseri umani (pur non essendo
neppure diplomato) e che giocherà anche con le sue contraddizioni:
intellettualmente curioso fino allo spasmo e colto da un lato, disordinato e
stralunato dall’altro. Una combinazione unica che darà vita ad un personaggio,
decisamente, singolare e, per certi versi, molto affascinante.

Ma si va oltre. Poiché, Wolf’s Eyes
non è un puro e “semplice” romanzo “fantasy”, poiché trattasi, effettivamente,
di un’opera innovativa. E lo è, in quanto si discosta da tutto ciò che il
fantasy ci ha proposto in questi anni, dai suoi personaggi oramai inflazionati
nel loro scontato eroismo e, magari, dotati di poteri sovrannaturali. Tutto
ciò, soprattutto, anche grazie all’ironia e al senso dell’umorismo ben
disseminati lungo l’intero svolgimento della vicenda. Una vicenda che racchiude
non una singola storia, ma che si intreccia, a sua volta, con più sottotrame e
misteri che, man mano, affiorianno all’interno di una collocazione
spazio-temporale differente, pur rimanendo saldi al contesto e all’intera
tematica.

E, se nelle vicissitudini di Stray risiede la parte
di intrattenimento del romanzo, nella trattazione delle tematiche filosofiche e
religiose ne risiede quella più impegnata dell’opera, in quanto vi si espongono
concetti importanti, appartenenti alla filosofia orientale e, più precisamente,
all’intera cultura del Taoismo e alla sua in Cosmologia.  Si avanzano, inoltre, riflessioni su temi
“spinosi” , quali, ad esempio, l’interesse da parte di una persona per due
diverse religioni apparentemente inconciliabili tra loro (quella Cristiana e
quella Taoista) o, ancora, si avanzano ipotesi sull’origine dell’universo e su
di una sua ipotetica fine. E, proprio riguardo a ciò, basterebbe citare uno,
tra gli innumerevoli spunti di riflessione, che, all’interno, vi si possono
trovare:  «
In
verità, gli esseri più piccoli dell’universo siamo proprio noi, gli uomini.
Quando pensiamo ai miracoli, noi uomini ci immaginiamo chissà quali grandi
prodigi senza neppure renderci conto che il più grande prodigio avviene tutte
le mattine ogni qualvolta, aprendo gli occhi, veniamo scaldati dalla luce del sole
e respiriamo la fresca brezza della giornata. Non è forse questo il più grande,
seppur invisibile, prodigio che Dio possa regalarci ogni giorno, costantemente
e instancabilmente?
», o, ancora «…. solo
in quel momento entrambe compresero. Compresero che più
ci si sofferma a osservare una cosa da vicino, tanto più essa sbiadisce così come avviene
con gli oggetti
che se osservati da lontano, pur essendo forse irraggiungibili,
appaiono comunque bellissimi e meravigliosi. In quel
momento, si chiesero se in realtà appartenessero a ogni cosa in ogni momento e in ogni istante della propria
vita. Questo poiché le cose che
possiamo vedere, toccare e annusare non durano che un tempo, breve o lungo qualunque esso sia, mentre la vera essenza
delle cose che noi amiamo e apprezziamo
è proprio racchiusa in queste stesse piccole cose che all’occhio umano paiono
invisibili, anche se gli vengono poste accanto.
Inoltre, sono proprio quelle invisibili
le cose più belle tra tutte, perché spesso sono ciò che dura in eterno
».
Ancora, si colloca Stray all’interno di un’epica lotta tra il bene e il male
che ricalca la medesima guerra avvenuta tra gli angeli ribelli di Lucifero e
quelli dell’Arcangelo Michele. Ulteriore spunto, quest’ultimo di riflessioni
sullo scontro tra bene e male, presenti nel mondo ma in vesti diverse. Così
come “bene” e “male” da intendere non solo nella loro mera accezione morale ma
individuabili anche come dicotomia tra amore e odio.
Viene affrontato il tema del concetto di “apparenza” dello “straniero in terra straniera”, dovendosi
farsi accettare per quel che egli è, superando pregiudizi e luoghi comuni i
quali, all’interno del romanzo, saranno completamente rovesciati. Romanzo che
non smetterà di regalarci un’infinità di colpi di scena.

Stile e linguaggio narrativo sono anch’essi
originali. Rimanendo ben connessi alla totalità dell’opera, al suo ritmo
necessario ad un racconto avventuroso ed epico, alcuni dialoghi tra Stray e
altri personaggi, specie femminili, assumeranno le vesti di monologhi, senza
snaturare l’opera stessa ma al fine ultimo e necessario per la comprensione di
narrazioni ed antefatti e per la spiegazione di concetti funzionali dell’opera
tutta.

Inoltre, altro elemento di originalità, consiste
nell’intitolare ogni capitolo “prendendo in prestito” un’omonima canzone,
spaziando dal rock al metal. Scelta, quest’ultima, che personalizza
ulteriormente l’autore.

Infine, Wolf’s Eyes,
non termina in maniera definitiva, in quanto il finale resta aperto ad un
sequel che porterà ulteriori colpi di scena, da un lato, e chiarirà molti altri
misteri, dall’altro.

È la
fine dell’esistenza e del mondo intero? O solo l’inizio di una nuova era che
verrà?

Tutto questo è racchiuso tra le pagine di Wolf’s
Eyes
.

“WOLF’S EYES” – Recensione


Prince

 

Recensione Opera

 “Wolf’s Eyes”

 

Mi sono cimentato nella lettura di questo romanzo con non poca diffidenza.

Non che sia uno che “ghettizzi” alcuni tipi di opere ma, leggendo “collana: fantasy” mi si stava rivoltando lo stomaco. Diciamoci la verità: dei fantasy, almeno di quelli che ci vengono proposti a raffica dai media e/o sugli scaffali delle librerie ci siamo pieni le scatole. Tuttavia, la copertina del libro (molto dark, tinta da oscure tonalità gotiche) e, soprattutto, la descrizione dello stesso posta sul retro (“…. Non è semplicemente un romanzo “fantasy”…..).

Insomma: è o non è un fantasy? Ho dato un sfogliata sommaria e, la prima cosa che mi è balzata agli occhi è stata una lunga “Premessa e Guida alla Lettura”. Quasi dovessi cimentarmi nel dover leggere un’opera saggistica piuttosto che un  romanzo.

Fatta questa premessa, devo dire, immediatamente, che i primi tre capitoli di “Wolf’s Eyes” mi hanno completamente fatto rimbecillire. L’uno completamente slegato dall’altro. Nel primo si assiste ad una sorta di lotta tra Angeli buoni e angeli ribelli, così come riportato nella già citata “premessa”. Una sorta di Apocalisse che “fu” prima della scacciata di Satana dal Regno dei Cieli. Nessun dialogo, solo narrativa. Ci si concentra molto sui dettagli che, pian piano, riaffioreranno lungo la storia, molto epico e battagliero (ma non voglio anticiparvi nulla) e con una sorta di “stand by” tra le due fazioni (il bene e il male). Il secondo capitolo, invece, molto più breve, ci trasporta ai giorni nostri. Un ragazzo che piange la sua amata sotto un cielo crepuscolare. Commovente.

Il terzo capitolo, invece, corrisponde al vero inizio della storia. Una storia che vedrà intrecci su intrecci, con trame e sottotrame. Una storia che vede come protagonista centrale un ragazzo apparentemente “senza nome” o, meglio, con un nome che preferisce non rivelare poiché, a suo dire, non vuol dire nulla. È italiano di origine ma si ritrova in California, i una località che, l’autore, ha preferito inventare e rendere immaginaria, “Liberty Ville”.

Non voglio adesso raccontarvi tutti i capitoli che compongono “Wolf’s Eyes,”, sarebbe stupido. Mi soffermerei, invece, molto, anzi, moltissimo, sulle enormi capacità che, l’autore,Antonio Moliterni, ha avuto per poter scrivere l’opera. Un’opera dietro la quale ci saranno voluti mesi di ricerche, poiché molto incentrata sulla conoscenza della religione e dell’intera Cosmologia Taoista orientale. Parole come “Yin”, “Yang”, “Chakra”, “Aura” e via dicendo, apparentemente senza senso per noi occidentali, forse troppo evoluti opera comprenderle ma, dannatamente così vere (ora mi spiego come fanno i giapponesi a spaccare con una mano una dozzina di mattoni in cemento: usano l’energia interiore, il “Ki”).

Ed è così che Stray (che significa “selvaggio”), lo pseudonimo del protagonista, ci trasporta lungo la storia. Impossibile non leggerlo tutto d’un fiato, specie nel punto focale della situazione laddove iniziano a fiorire molti misteri che appartengono al passato del protagonista che non ricorda o che ricorda solo in parte. Perennemente ossessionato dagli incubi, saprà, man mano, districarsi per poi riuscire a recuperare la memoria. Ma non lo farà da solo.

Si, perché “Wolf’s Eyes” mette in gioco anche situazioni sentimentali come l’amore, l’amicizia, il tradimento, l’odio sfatando, altresì, il mito secondo cui il protagonista deve essere “bello, alto, forte e muscoloso”. Stray, invece, è un ragazzo normalissimo, un po’ suonato all’apparenza (non smette mai di parlare), appassionato di musica rock e metal (ossessionando sino alla fine le altre due protagoniste principali, Kimberly , della quale si innamorerà, e Sarah, sorella minore di quest’ultima).

Altro aspetto da non sottovalutare assolutamente è l’aver saputo intrecciare filosoficamente e matematicamente (io che scrivo e, ancor prima l’ho letto, non riesco a crederci!) gli stili di vita, le filosofie e le religioni occidentali e orientali (Taoismo e Cristianesimo) senza entrare nel merito delle stesse, apprezzandole entrambe dicendo che “ognuna completa l’altra”.

Ma i veri colpi di scena si scatenano nel finale. L’incontro con il lupo che avrà un ruolo decisivo in tutta la storia (lupo che a lui sarà legato e che egli chiamerà Prince), lo scontro di Stray contro le forze del male (si, perché il nostro metallaro è anche un “pericoloso” karateka, tanto da sbarazzarsi di 5 persone completamente da solo), il risveglio delle forze del male e di quelle de bene fino allo scontro finale. Uno scontro all’ultimo sangue dove, il vero colpo di scena, quello che ti stende, quello che mai ti aspetteresti, è di Sarah che…… lo scoprirete solo leggendo.

Decisamente, questo libro avrebbe ottime potenzialità per diventare un film in piena regola, nel quale Sarah vincerebbe l’Oscar come “Miglior Attrice non Protagonista”!

Il finale? Ci lascia di stucco perché…. Perché di “Wolf’s Eyes” è previsto un sequel.

Un finale in cui il bene trionfa ma non “come avrebbe dovuto trionfare”. Un finale aperto che lascia, il sottoscritto, molto speranzoso. Perché, se come si mormora, il sequel concluderà la saga, mi aspetto e pretendo un  seguito almeno all’altezza del primo romanzo se non oltre, con tutti i colpi di scena che mi hanno tenuto incollato al libro per i quali, finalmente, i soldi spesi sono stati investiti bene.

E con l’ulteriore augurio che, Antonio Moliterni e “Wolf’s Eyes”, riescano, quanto prima, a trovare una buona Casa Editrice che possa acquistare  questo stupendo romanzo autoprodotto, un romanzo conosciuto solo in una sorta di underground di scrittori esordienti, tale da poter dar sfogo a tutte le sue potenzialità, scalando tutte le classifiche e superando abomini quali “Twilight” o maghetti con bacchette magiche pronti a far uso di magie che, sinceramente, mi irritano e mi mandano in bestia.

Auguri Antonio eAuguri “Wolf’s Eyes”!

Un’ultima nota la spendo nella scelta, a mio parere geniale, del titolo dei capitoli. Ogni capitolo ha il nome di una canzone rock o metal (c’è anche spazio per band quali Pink Floyd, The Doors, Jethro Tull e compagnia!), stile narrativo unico, nuovo concepimento del concetto di “fantasy” e… nuova concezione di “Capitolo”. Ripeto: geniale!

 

Dott. Vito Iacovone

 

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